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La musica tradizionale popolare
è articolata su modelli originali molto antichi e a volte persino complessi, frutto del contributo della collettività, che vengono tramandati oralmente di generazione in generazione. Gli strumenti musicali usati dagli autentici detentori di questo vero e proprio linguaggio culturale sono costruiti secondo tecniche rimaste praticamente immutate da quelle in uso centinaia di anni fa, anche se è andata persa la matrice magica ad essi collegata, mentre alcuni strumenti di origine relativamente recente e di più facile uso (ad esempio, l'organetto) vengono utilizzati per sostituire quelli più difficili da reperire per la scarsità di artigiani costruttori o meno facili da suonare (ad esempio, la zampogna). Il canto e il ballo della tradizione popolare ancora oggi costituiscono una realtà nella vita sociale di moltissimi italiani e gli antichi strumenti musicali pervenuti fino a noi sono quelli a cui è stata rivolta un'attenzione del tutto particolare per quello che riguarda le insite proprietà musicali e simboliche. Gli strumenti anzitutto si differenziano tra loro anche a seconda dell'uso per i quali sono destinati. Ad esempio, per suonare all'aperto durante un rituale è necessario fare uso di strumenti dalla voce potente e a tale scopo il telaio di legno della tammorra viene costruito con un diametro superiore ai quaranta centimetri. Il rito è insito in tutte le società: una festa che celebra un santo o la Madonna è un rituale, al quale partecipa tutta la comunità attraverso una serie di regole prestabilite. Musica - canto - gestualità vengono riproposti durante un momento riconosciuto essenziale per la vita della comunità (lo spazio temporale/atemporale della festa) e confrontati fino ad essere di nuovo accettati, o respinti perché non più espressione di tutti. In Campania, in special modo nell'area vesuviana, è durante le occasioni ludiche e sopratutto rituali-cerimoniali, quali i frequenti pellegrinaggi devozionali alla Madonna, che emerge la tammorriata. Questa forma musicale vocale e strumentale, ad andamento essenzialmente binario, prende il nome da uno strumento a percussione particolarmente diffuso in tutta l'Italia Meridionale, la tammorra. Alla struttura ritmica corrisponde una particolare scansione metrica dei versi, di undici sillabe, che durante il canto subisce però variazioni estemporanee sia nel numero delle sillabe che nell'organizzazione. La danza, in origine un mezzo medianico inseribile in un vasto complesso magico/religioso, diviene pure essa parte indispensabile della vita di una comunità, in un contesto rurale. La tammorra viene detta anche tammurro: è un grosso tamburo a cornice con la membrana di pelle essiccata di animale (quasi sempre capra o pecora) tesa su un telaio circolare di legno al quale sono fissati, a coppie, dischetti di metallo detti "cicere". Il telaio viene impugnato da una sola mano e tenuto perpendicolarmente al corpo, mentre la pelle viene percossa dal palmo e dalle dita dell'altra mano. La tammorra accompagna sia il canto che il ballo tradizionale ed è usata da sola o con altri strumenti a percussione, quali le castagnette (strumento a percussione in legno formato da due piccoli elementi simmetrici a forma di castagna tenuti nel palmo di ciascuna mano). |